La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me
(Vasco Rossi)
Vasco Rossi è un italiano, un modenese se vogliamo essere più precisi, un montanaro di Zocca se invece vogliamo accontentare anche i più pignoli.
Il cantautore partito da una piccola radio di Zocca e che nel 1983 grida all’Italia che vuole una vita spericolata, una vita come quelle dei films compie oggi 60 anni.
Mi associo agli auguri dei tanti anche se Vasco non è il mio cantante preferito e non sono mai andato ad un suo concerto (e nemmeno ho in programma di andarci). Vasco, pur essendo un grande, non mi rappresenta – non riesco ad immedesimarmi nelle sue canzoni – eppure ci sono quattro sue canzoni che sono nella mia playlist e che ascolto sempre volentieri.
Gli angeli (Nessun pericolo…per te – 1996)
La morte è sempre argomento difficile da trattare e questa canzone riesce a parlarne in modo delicato ma diretto. L’assolo di Michael Landau poi vale da solo il prezzo del cd.
Ridere di te (C’è chi dice no – 1987)
Tantissimi ricordi, sparsi negli anni e tra l’Emilia e il Veneto, in poco più di cinque minuti.
Ogni volta (Vado al massimo – 1982)
Una sera di fine estate, seduti sui gradini di un palazzo del centro storico a parlare di tutto un po’ spaventati e un po’ eccitati del futuro che sta arrivando. Una poesia dedicata alla vita.
Il mondo che vorrei (Il mondo che vorrei – 2008)
Ventisei anni e le domande si fanno più complesse, è la canzone giusta per i giri notturni in macchina “guarda un po’ ci si deve accontentare, qui si può solo perdere e alla fine non si perde neanche più” e quindi tantovale continuare sempre sulla mia strada.












